Chiesa del seminario

Dopo essere saliti lungo Via Antinori (o Via Pontoni e poi Vicolo dell’Annunziata), attraversata la Piazza di San Domenico, e percorso via Ridolfini e viale Emilio Betti, si giunge nella Chiesa del Seminario che insieme all’adiacente Edificio Venanzina Pennesi, aperto nel 2019, conserva il tesoro artistico di Camerino.

Della più notevole scuola pittorica delle Marche, come l’ha definita Federico Zeri, il deposito e la chiesa hanno reso fruibili la maggior parte delle opere; il capolavoro assoluto della pittura camerinese del ‘400 è l’Annunciazione e Cristo in Pietà di Giovanni Angelo d’Antonio. Nella parte inferiore della tavola, proveniente dal piccolo convento di Spermento, la scena dell’Annunciazione. In primo piano l’arcangelo Gabriele tiene nella mano sinistra un lungo ramo di candidi gigli, simbolo della purezza di Maria; sullo sfondo un’affascinante ambientazione urbana, forse la stessa Camerino, dove l’interno e l’esterno si confondono. A destra è la Vergine fanciulla sorpresa nel suo studiolo ricco di dettagli, dal sopraggiungere di un Angelo dalle ali cangianti. Nell’affollatissima lunetta superiore, Gesù, vestito soltanto del perizoma, sorge dal sepolcro, versando copiosamente sangue dalle ferite delle mani e del costato, mentre La Vergine e Giovanni evangelista gli prendono amorevolmente le mani. Dietro il sepolcro fa capolino fra gli angeli a mani giunte un singolare personaggio di circa 35-40 anni, vestito con una giubba e con il capo coperto da una berretta di feltro nero e la barba mal rasata. Per la modernità del tratto e per lo sguardo dolente carico di intensità che egli rivolge verso di noi, sembra quasi un’istantanea: è il ritratto dello stesso pittore. Accanto all’Annunciazione una scultura lignea quattrocentesca, la Madonna della Misericordia, nel linguaggio popolare la “Madonna bella”, con la sua veste tutta d’oro: già assunta in cielo, apre il mantello come un’abside di chiesa a proteggere il popolo dei fedeli inginocchiati ai suoi piedi.

Non si può non stupirsi di fronte alla prodigiosa abilità scenica e teatrale del Tiepolo: la sua Pala d’altare, unica testimonianza del pittore veneto nell’Italia centrale, in cui l’artista crea un incendio di rosso e di bianco, come una nube colorata da cui appare ad un San Filippo estasiato. La Madonna in gloria circondata dagli angeli, mentre il Bimbo sembra scivolare su una nuvola per raggiungere il piccolo angelo che sostiene la soffice massa.

 

(Testi a cura di Barbara Mastrocola)

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